| Monte
Saraceno, situato nella parte sud-occidentale
del Gargano, a 5 Km dall’attuale
centro di Mattinata, rappresenta uno
dei più importanti e, nello
stesso tempo, più complessi
siti archeologici dell’area
garganica.
E’ costituito dall’abitato
e dall’aggere (ancora inediti)
e dalla necropoli.
Quest’ultima, oggetto di studio,
si data tra il XII e la fine del VI
sec. a.C. con labili testimonianze
pertinenti al IV sec. a.C. La fase
di maggiore frequentazione dell’area
ricolloca tra l’XI e la I metà
dell’VIII sec. a.C.
La necropoli è organizzata
in una serie di nuclei sepolcrali,
separati e distanziati, costituiti
da numerose tombe ravvicinate e distribuiti
sia sul crinale e sia sulle pendici
settentrionali del promontorio, fin
quasi al livello del mare. Le tombe,
a fossa ad andamento troncopiramidale,
sono scavate nella roccia calcarea
organogena.
I corredi, costituiti da oggetti di
bronzo, ferro, pasta vitrea, ambra,
osso, avorio, conchiglia, calcare,
ceramica d’impasto e ceramica
dipinta geometrica, testimoniano una
particolare uniformità qualitativa
e una ricchezza ben distribuita. Le
varie tipologie, a seconda dei diversi
momenti cronologici, documentano un’importante
attività commerciale con le
popolazioni transadriatiche e dell’Italia
centro-meridionale ed adriatica. Il
rito funerario adottato è l’inumazione
plurima, in posizione fortemente contratta
su fianco destro o su fianco sinistro
oppure “seduta”, d’individui
di entrambi i sesse e di età
diverse.
La produzione scultorea, proveniente
dalla necropoli, è costituita,
prevalentemente, da teste e da scudi.
La mostra propone, attraverso la selezione
di alcuni oggetti di corredo, la ricostruzione,
per quanto possibile, del costume
della comunità daunia di Monte
Saraceno, nel corso della sua evoluzione.
Il costume è intenso non solo
come “gusto o tendenza”
nella scelta e nell’uso d’oggetti
personali d’ornamento come gli
spilloni, le fibule, gli aghi crinali,
gli orecchini, gli anelli digitali
e i diversi pendenti, ma anche come
comportamento funerario, economico
e sociale. La lunga e intensa frequentazione
dell’area e, in questo caso,
della necropoli, ha dato la possibilità
di delineare una sequenza evolutiva,
evidenziando cambiamenti nella scelta
degli oggetti; mutamenti legati non
solo alla cronologia ma soprattutto
agli ambiti culturali ed economici
preferiti da questa comunità
rispetto ad altri, anche geograficamente
più vicini.
Le fibule di bronzo, scelte come elemento
cronologico e come guida nell’esposizione,
hanno mostrato come nelle fasi più
antiche la comunità di Monte
Saraceno prediligesse i rapporti con
l’Adriatico. Le fibule ad arco
semplice con due anelli laterali e
decorate con schemi modulari a spina
di pesce e anulari, gli spilloni,
con identica decorazione, i pendenti
antropomorfi ritrovati nei corredi
presentano analogie sia formali e
sia decorative con oggetti adriatici
e della costa transadriatica.
Nelle fasi successivi gli oggetti,
tipologicamente differenti, denotano
una duplice tendenza: da una parte
continuano ad essere presenti oggetti,
come quelli di ferro, che indicano
un’influenza delle zone adriatiche
e dall’altra parte i contatti
con l’Italia meridionale con
le numerose fibule ad arco serpeggiante.
Aspetti tipologici e ambiti culturali
che sono recepiti e rielaborati con
“gusto” indigeno.
Interessante è la presenza
di materiali come l’ambra, l’avorio,
la quarzite e l’oro, non reperibili
sul posto e, quindi, frutto di rapporti
commerciali a lungo raggio diretti
e indiretti. “Preziosi”
che documentano la volontà
di esibire il ruolo dell’inumato,
il suo stato sociale e il desiderio
di tradurre in oggetti la propria
ricchezza. Scarsamente documentata,
se non inesistente come nella fase
più antica, è la ceramica
sia d’impasto e sia con decorazione
geometrica, che compare nelle tombe
con forme legate ancora all’ambito
indigeno: tazze, bocchette, olle e
ollette.
Le teste, riproduzione reale o ideale
del volto dell’uomo di Monte
Saraceno, sono, in ogni modo, l’unico
elemento, archeologicamente visibile,
di distinzione sociale e sessuale
del defunto.
Addolorata Preite,
Giovanna Pacilio
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